lunedì 6 ottobre 2014

Zanzibar, quasi il paradiso.

Z A N Z I B A R


10 – 11 Dicembre 2013
Alle tre del pomeriggio siamo in stazione, pronti ad iniziare una settimana di dolce far niente al sole di Zanzibar.
Il nostro aereo parte alle 23, ma poiché la prudenza non è mai troppa, siamo   in fila     al check-in già   alle 19,30 aspettando con    ( poca ) pazienza l'arrivo del personale di Phone & Go e Meridiana Fly, che con molta calma metto in moto la macchina dell'imbarco.
L'aereo ha molti posti vuoti ed in qualche modo si trova una sistemazione per passare la notte e le ancor più lunghe ore del mattino, prima di posare i piedi a terra verso le 8,15 del giorno successivo.
Semidistrutti dagli scomodi e pessimi sedili dell'aereo, scendiamo a terra affrontando una temperatura decisamente troppo alta, se confrontata allo zero di Milano dei giorni precedenti.
Dopo aver superato il controllo per l'immigrazione, consistente nel versare la somma di 50 dollari a rapaci esattori.
Trattati peggio dei disgraziati che approdano a Lampedusa, ritiriamo i bagagli che ci vengono riconsegnati a mano con riconoscimento visivo, accompagnandoli alla prima di una lunga serie di mance, che proseguiranno continuativamente fino alla stanza d'albergo.
Ci vuole più di un ora di viaggio per arrivare in hotel, attraversando per 50 km. l'isola, che durante il viaggio ci mostra tanta povertà e condizioni di vita piuttosto precarie.
Non è certo una stanza a 4 stelle quella che ci offrono, ma poteva andarci peggio, avendo letto talune recensioni non lusinghiere.
Ci ha rincuorato la vista di un bellissimo giardino, la cortese ospitalità alla reception ed il buon funzionamento del condizionatore.
Accettiamo di buon grado la semplicità della sistemazione e dopo il briefing di benvenuto, un veloce primo pasto sotto un magnifico capanno tipico zanzibarino a bordo mare, qualche foto scattata alla più bella spiaggia bianca mai vista, “cerchiamo” di scendere in acqua per un bagno veloce in un mare dai colori splendidi.
Ho detto cerchiamo perchè in un veloce susseguirsi di eventi acquisteremo 2 escursioni, 2 portachiavi e fastidi per i prossimi tre giorni, come specificato :
  • dall'incaricato dell'hotel il “Safari blu”
  • da “Zucchero” l'escursione a Nakupenda
  • n. 1 portachiavi tartaruga per Federico
  • n. 1 portachiavi delfino con il mio nome.
Nulla di male, se non che, chi doveva preparare la tartaruga ha incassato anche la quota di chi doveva fare il delfino e che per i successivi tre giorni siamo stati tormentati fino a quando l'intervento del boss di zona non ha risolto il problema.
La spiaggia davanti all'hotel è veramente splendida ed anche se infestata da ogni tipo di venditori insistenti sino alla maleducazione, cattura subito l'attenzione e merita ogni fotografia che sarà scattata.
Alle 20 cena a bordo mare in un clima decisamente meno caldo e poi verso una dormita ristoratrice.

Giovedì 12 Dicembre
Ci svegliamo dopo una notte di buon sonno grazie ad un condizionatore rumoroso ma perfettamente funzionante e dopo una colazione fatta più di sguardi estasiati per la bellezza del luogo che di solido cibo, ci riuniamo ai nuovi venuti della settimana per la visita al vicino villaggio dei pescatori.
Non mancano le dovute raccomandazioni sul comportamento da tenere, ma l'insistenza dei ragazzini fa presto breccia nell'animo di tutti ed inizia la distribuzione di caramelle, penne, quaderni e qualche moneta.
La povertà è davvero tanta e lo spettacolo piuttosto avvilente, perché negli occhi spenti dei bambini non si legge la spensieratezza o la gioia solitamente presente in quelli dei loro coetanei, ma tristezza e solo negli occhi di pochi c'è una scintilla che accende di luce lo sguardo.
Ci aggiriamo tra capanne fatiscenti per strade sconnesse, mentre le mucche passeggiano indolenti nei prati adiacenti le costruzioni che ospitano le scuole ( molto simili a stalle ) e quando, finalmente, raggiungiamo la spiaggia lo sguardo si posa incerto tra il mercato del pesce dove un “fortunato” pescatore sta cercando di vendere due piccole razze ed altro pesce steso ad essiccare al sole su una spiaggia invasa dalle alghe che il mare vi ha deposto.
Sulla spiaggia incontriamo un ragazzo locale che non ci abbandonerà mai per tutti i giorni successivi, accompagnandoci in tutte le nostre passeggiate e ricevendo qualche dollaro di gratitudine.
In mezz'ora di cammino arriviamo al faro posto all'estremità Nord dell'isola, dove troviamo anche un malandato rifugio per tartarughe marine e più per elemosina che per curiosità, entriamo al prezzo di 5 dollari a testa. In una pozza di verde acqua salmastra nuotano una decina di tartarughe da 50 a 100 centimetri di lunghezza ed a lato sono “detenute” quelle nate e catturate in spiaggia da tre a sei mesi prima. 
All'estremità del piccolo giardino due gabbie contengono un'iguana e qualche coccodrillo di non più di un metro di lunghezza, mentre sotto una cadente tettoia staziona lo scheletro di una balenottera che in vita doveva essere circa una decina di metri.
Ritorniamo lungo la riva godendo dei meravigliosi colori del mare ed acquistando incautamente alcune conchiglie che dovremo abbandonare prima di partire a causa del divieto di esportazione.
Pranzo, mare, piscina ed una breve esplorazione della spiaggia sino alla tendopoli che i Masai chiamano “mercato”, poi la cena ed appena cala il sole in uno splendido colorato tramonto, ci avviamo lungo la spiaggia per una breve esplorazione, incontrando sull'arenile il nostro instancabile accompagnatore e facendo conoscenza con i Masai Jacopo e Holly.
Passeggiamo per un paio d'ore tra le poco attraenti strutture ricettive vicine, bloccati al ritorno dall'alta marea che ci impedisce il passaggio nei pressi di una piattaforma aerea lanciata sulla spiaggia, che ci obbliga a lasciare l'arenile e decreta la fine della giornata.

Venerdi 13 Dicembre.
Troppo desiderosi di vedere gli alberghi da favola e le spiagge a Sud del Baobab, non diamo molto peso ad un saggio anziano Masai che ci avverte dell'alta marea imminente ed accompagnati dai nostri paladini, ci avventuriamo, verso mezzogiorno, sull'arenile in direzione Kendwa, oltre il Vera Club.
Mentre ammiriamo la bellezza del panorama davanti alla Gemma dell'Est, ci soffermiamo ad assistere ad un matrimonio di due giovani di etnia indiana ed a una maldestra giocosa immersione della sposa in quelle meravigliose acque, riuscendo ad intravedere, in lontananza, bianche spiagge contornate da mare azzurro, senza poterci avvicinare oltre per l'incombente alta marea che nel frattempo ha allagato la spiaggia.
Durante il ritorno, quando giungiamo nei pressi delle scogliere dove stazionano i venditori di quadri, ci accorgiamo che il mare ha decisamente occupato tutta la spiaggia e che se prima eravamo passati a fatica, ora Gisella non può affrontare il rischio di farsi male sulle rocce.
Decidiamo di ritornare via terra, accompagnati da un tizio arruolato ( per 10 euro )  come guida, che ci conduce, per un sentiero attraverso la bassa e scarsa vegetazione, fino alla strada principale da cui raggiungiamo l'ingresso del Baobab.
Trascorriamo il resto della giornata in perfetto relax dedicando un poco di tempo a fotografare il giardino e l'enorme baobab a fianco della Direzione, attenti a non scottarci al sole, in attesa dell'escursione, prevista per il giorno successivo.


Sabato 14 Dicembre.
La sveglia interrompe il nostro sonno alla 6,30 e ci ritroviamo puntuali ( primi ) con altre persone ad aspettare “Zucchero” , uno del beach boys di “Sindaco” che ci deve condurre a Nakupenda, l'isola che non c'è.
Un ora di viaggio fino all'imbarco su un down locale, l'arrivo a Prison Island nel luogo dove erano detenuti gli schiavi in attesa di essere trasferiti via mare, la visita al parco dove sono custodite le enormi centenarie tartarughe delle Seychelles, discendenti da una prima coppia, scomodo dono di nozze per un notabile Tanzaniano e poi, dopo un altra ora di viaggio per mare, l'avvistamento della splendente cresta del grande banco di sabbia che emerge durante la bassa marea tra le isole davanti a Stone Town.
La vista di questo insolito, inconsistente luogo, perso in mezzo ad un mare con colori dal bianco al blu intenso, con alcuni down appesi a dondolare al suo fianco, è appena guastata dalle grandi tende che ospiteranno il centinaio di affamati visitatori che affolleranno il posto.
Si resta rapiti dai colori, dalle onde che frangono su entrambi i lati della lingua di sabbia, creando vortici di spuma che invitano a tuffarsi in un acqua cristallina e calda come il sole che qui batte spietato.
Frutta, molluschi, gamberi ed aragoste sono il piatto del giorno, in un rito che si ripeterà per tutto il resto della stagione per far si che chi giunge a Nakupenda possa ricordare questo posto tra i più belli in cui passare un giorno splendido.
Molti bagni dopo, tanto sole dopo e tanta poca voglia di andar via, anche se ormai è visibile che rimane poco tempo prima che il mare ricopra questo lembo di sabbia, si rientra in hotel, pronti ad affrontare la trasferta del giorno dopo per il “Safari blu”.

Domenica 15 Dicembre.
Stessa ora e medesima procedura, anche se con qualche imprecisione da parte dello staff di "Kombino", incaricato delle escursioni per conto di Phone & Go.
Il viaggio di oltre un'ora e mezza, schiacciati come sardine in un minuscolo pullman con altri 7 avventurosi, non ci rende più bello l'approccio al down ormeggiato al limite della bassa marea a quasi 500 metri dalla riva, che riesce a prendere il largo dopo una brusca manovra a spinta.
Sbarchiamo, dopo circa un'ora, su una lingua di sabbia ( più piccola di Nakupenda ), dove sono state montate solo due fragili tende per il sole.
Mentre sto facendo snorkeling sul vicino riff, carinamente popolato da coralli e qualche bel pesce, mi accorgo che comincia a piovere e ritengo utile uscire velocemente dall'acqua.
In poco tempo, ci troviamo tutti ad evitare che la tenda prenda il volo ed a cercare di ripararci il più possibile da acqua e vento, che per oltre un ora imperverseranno su qual lembo di sabbia.
Al termine del piccolo uragano, raccolti teli da bagno e vestiti bagnati, veniamo portati all'appuntamento con i delfini, che non avvertiti a tempo, si guardano bene dal farsi trovare lasciandoci a guardare un mare imbronciato.
Dopo un rapido giro di esplorazione ad una caletta dall'acqua verdissima, sbarchiamo su una spiaggia dove sotto alcune capanne sono stati sistemati i tavoli pronti ad accoglierci per il pranzo.
Dopo l'ultimo bagno, riprendiamo la strada del ritorno, un poco delusi, stanchi, accaldati e scomodi, fino ad arrivare all'hotel, dove scopro di aver subito una contrattura alla schiena, che peggiorerà di minuto in minuto fino ad azzopparmi quasi completamente.
A cena molti inutili consigli per la guarigione, mentre decidiamo di chiedere in Direzione di procurarci un Taxi per andare al THE ROCK.
Otteniamo un appuntamento per il pomeriggio del giorno dopo con un taxi che ci porterà a   destinazione per   l'importo di 60 euro                  ( l'equivalente di un mese di stipendio medio locale )                per esaudire un desiderio maturato guardando le pagine internet di Zanzibar.
La giornata si chiude andando a cercare qualche ora di buon sonno.



Lunedì 16 Dicembre.
Mi alzo in condizioni disastrose, ma riesco, in qualche modo, ad arrivare alla tettoia del ristorante presso cui rimango per tutta la mattinata a ciondolare, spingendomi sulla spiaggia per un buon bagno.
Dopo pranzo, nel primo pomeriggio, il taxi arriva puntuale, anzi in anticipo, per affrontare il lungo viaggio ( due ore ) che attraverso tutta l'isola ci farà arrivare a Mjchamvi, all'ormai famoso ristorante sulla roccia.
A lato della strada che stiamo percorrendo si ripetono le scene di profonda povertà già viste e che ci accompagneranno sino a destinazione, mentre il taxi allunga mancette, più o meno legali, ad ogni posto di controllo che incontriamo.
Nei pressi del parco-foresta di Josani il nostro autista acquista una pannocchia di granturco bollita e convinto di poter offrire una leccornia, mi tocca assaggiare, non volendo essere scortese.
Sbuchiamo su una spiaggia non molto ampia, non molto bianca, con depositi di alghe, ma con la vista di un incredibile costruzione su una roccia calcarea a fungo posta ad una decina di metri dalla riva : la marea sta salendo e per arrivare a destinazione si prende una barca che staziona in servizio lì davanti.
Dopo una breve sosta al bar a far fotografie, accolti dal solito Masai e da un ciarliero cameriere che parla un buon italiano, prendiamo la strada del ritorno, fermandoci a Kiwengwa, dove troviamo una lunga spiaggia corallina a semiluna, non così bella quanto quella di Nungwi, in quanto interessata a forti maree e depositi di alghe.
All'arrivo in hotel non sto più in piedi, anche se a cena incontriamo una coppia di nuovi arrivati, con i quali scambiano le nostre esperienze, prima di finire la giornata.


Martedì 17 Dicembre.
Ultimo giorno.
Ancora piegato in due per i dolori alla schiena, arrivo alla spiaggia attendendo il ritorno di Gis, che accompagnata dalla nostra guardia del corpo, si avvia lungo la spiaggia, dove continuerà a raccoglie cipree ed altre conchiglie, non sapendo ancora di doverle abbandonare prima della partenza.
Questa volta la sua passeggiata arriva felicemente fino a Kendwa perchè, solo dopo mezzogiorno, la marea ricomincia a salire.
Trascorre lentamente la giornata fino all'ora di cena e dopo lo spettacolo degli acrobati si va a preparare le valigie, cercando di dormire un poco prima della sveglia alle 5,30-


Mercoledì 18 Dicembre.
Sveglia Masai, colazione ed imbarco sul bus che ci porta a Stone Town dove, nel più ridicolo aeroporto del mondo (peggio di quello di Nosy Be ), per riavere i bagagli è necessaria la mancia.
La pesatura è fatta su bilance a stadera, i biglietti d'imbarco sono compilati a mano, le indicazioni dei voli sono scritte col gesso su una lavagna e si viene ammassati in un unico grande salone in una confusione assoluta.
Per fortuna, da buon italiano, approfittando della disorganizzazione totale, ho disubbidito al divieto di esportazione di conchiglie, nascondendone alcune in tasca e riuscendo a salvare dalla distruzione gli esemplari più interessanti.
Volo lungo e scomodo, ma in perfetto orario.
Un treno dopo l'altro, senza troppo aspettare, siamo rientrati a casa verso mezzanotte, concludendo una meravigliosa settimana vissuta in un posto splendido, quasi il paradiso.




P.s. :
  • Non servono i dollari, se non per le tasse aeroportuali di ingresso ed uscita, meglio l'euro.
  • A Zanzibar ho visto le spiagge ed il mare più bello.
  • I beach boys battono l'organizzazione di Phone & Go
  • Le zanzare non esistono, ma sono state rimpiazzate da tanti Zanzibarini.
  • Il costo, viaggio ed escursioni comprese, non ha superato l'importo di 1.200- euro a testa.
























Madagascar 2.0





Ricordi di viaggio.
MADAGASCAR – Il ritorno

Scrivo queste righe per non perdere ( oltre quasi tutte le fotografie scattate in quel viaggio ) anche gli ultimi ricordi di una bellissima esperienza vissuta qualche anno addietro, quando per me intraprendere un viaggio importante, che mi tenesse lontano per una decina di giorni, era molto difficile, per impegni di lavoro ed altro.
Lo scopo di questa avventura era fare subacquea in luoghi sconosciuti, esotici ed ancora incontaminati ( per quanto possibile ).
Dopo aver sfogliato a lungo i cataloghi di viaggio verso il Madagascar, memore della modesta esperienza precedente, decido per il Corail Noir, che seppur più lontano dall'aeroporto e dalla principale città di HellVille, ha servizi di qualità superiore e sopratutto, a quel tempo, ospitava il centro sub di Aquadiving con Luca e la Bibi, simpatici e bravissimi dive-masters, conosciuti in precedenza.

16/05
Arriva il giorno della partenza e sono in viaggio : treno, Milano-Malpensa, trascinando una valigia colma di attrezzature sub.
Imbarchiamo su un aeromobile AirItaly che ci porta destinazione con un lungo volo notturno.
Sbarchiamo in un aeroporto da operetta, dove, tutti in coda in una calda mattina, aspettiamo il controllo d'obbligo dei bagagli ed il rispettivo turno per pagare la tassa di ingresso ( 50 euro, se non ricordo male ).
Finalmente libero da pastoie burocratiche, trovo ad aspettarmi all'uscita il referente del tour-operator , che mi presenta un simpatico autista di taxi, ( mi sarà utile per tutti gli spostamenti della settimana dietro un compenso forfettario di 50 euro ) che deve portarmi dall'altra parte dell'isola di Nosy Be.
Arrivo in albergo su una strada dissestata e fangosa, attraversando una distesa di campi incolti, dove una volta regnava la canna da zucchero.
In attesa della cena esco sulla lunga spiaggia deserta, dimenticando che qui il sole cala molto presto e che non esiste illuminazione pubblica.
Sorpreso dal buio, un poco disorientato e timoroso dell'arrivo dell'alta marea che pensavo avrebbe dovuto essere imminente, per qualche attimo non so che fare e seguo la riva nella direzione sbagliata, fino ad arrivare a vedere le luci dell'Orangea Club.
Mi rendo conto dell'errore e ritorno sui miei passi, sentendomi sicuro solo quando attraverso il fiumiciattolo posto sul confine con il Corail Noir.

17/05
In una splendida mattina, l'isola di Nosy Sakatia fa bella mostra di se proprio di fronte all'hotel e la spiaggia, per effetto di una bassa marea esagerata, si stende al sole per oltre 200 metri.
Dopo i saluti, gli abbracci ed un rapido resoconto circa le ultime novità, partiamo con la barca per le due immersioni quotidiane, dirigendoci in un punto del canale di Mozambico dove abbiamo sempre potuto osservare mante e mobule.
Non troveremo solo quelle, ma anche balene e squali balena, per tutta la settimana.
Si farà la prima immersione, la più profonda, nei vari punti individuati dallo staff, per poi ritornare qui per fare snorkeling e seguire le tracce di grandi cetacei, segnalati in zona.
A sera si ritorna in albergo per una buona doccia, cena e risate, in compagnia di una copia ospite dell'hotel e di altri italiani alloggiati all'Orangea, pronti per l'immersione del giorno dopo.

18 – 19 – 20 – 21 / 05
I giorni trascorrono tutti uguali, ma cambiano le immersioni ed i luoghi dove si va a far pranzo : una spiaggia deserta, un villaggio di pescatori od un ristorantino.
Ricordo con piacere il pranzo che ci è stato preparato in un piccolo villaggio senza nome, dove la sparuta banda dei sub ha divorato quanto tutta la comunità forse non avrebbe consumato in un mese : pesci, molluschi, crostacei, tutti assolutamente buonissimi.
In altre occasioni siamo approdati a Nosy Iranja , Nosy Ratsy, Nosy Mitsio e Nosy Komba, per apprezzare ora il confezionamento di grandi tovaglie ricamate, ora la preparazione di collane e manufatti di legno, ora la presenza di scimmiette dispettose o coloratissimi camaleonti, ora per gustare saporiti piatti locali.
I siti di immersione, uno più bello dell'altro, hanno mostrato spettacoli insoliti ed affascinanti.
Al Banco di Ross un anemone rosso ( molto raro ) con i piccoli Nemo, suoi ospiti, ci ha regalato momenti magici e nel “parco divertimenti” i molti tipi di coralli e gorgonie, frequentati da stuoli di azzannatori gialli, hanno catturato la nostra attenzione ai massimi livelli.
Per tutta la settimana è durata la presenza di grandi cetacei, che in più occasioni si sono lasciati avvicinare, così da poter fotografare una madre con al fianco il suo piccolo ( si fa per dire ).
Un pomeriggio intero è durata la presenza di almeno un paio di squali balena, di cui uno enorme e senza paura, che ci ha procurato foto bellissime.
Credo, nella concitazione dei momenti che hanno preceduto il tuffo in acqua per trovarmi vicino al soggetto da fotografare, di aver sistemato malamente o di aver danneggiato l'O-ring della macchina fotografica, così che ho dovuto tristemente constatare che la stessa era defunta per annegamento, perdendo le immagini scattate nelle precedenti immersioni.

22/05
Ultimo giorno, passato a terra per poter salire sull'aereo il giorno successivo.
Accompagnati da un ottima guida, abbiamo deciso con la coppia ospite in hotel, di compiere un tour per l'isola utilizzando i quad.
Per un intero pomeriggio abbiamo scorrazzato per le strade dell'isola, salendo sull'orlo di un vulcano spento, poi al suo interno dove un piccolo coccodrillo ( più spaventato di noi ) ha fatto una fugace comparsa, poi alle cascate ed infine alla distilleria di fiori di ylang-ylang, il tutto per circa 70 euro.
Stanco e bruciato dal sole, mi sono svegliato appena in tempo per non perdere il rendez-vous ad HellVille per la cena d'addio a tutto il gruppo, sub e non sub.

23 - 24/05
Avvisato per tempo da Luca, ho evitato di acquistare conchiglie e legno lavorato, al fine di evitare salatissime multe all'uscita da Nosy Be, anche se, per la verità, nessuno si è sognato di degnare di uno sguardo i bagagli dei presenti.
Ci imbarchiamo alle 11 circa del mattino e dopo circa 3 ore di volo, l'aereo compie una virata e torna da dove era partito per riparare uno dei sistemi di atterraggio cieco, stante l'annunciata presenza di pessime condizioni meteo sia a Roma che a Milano.
Atterriamo a Milano con più di 5 ore di ritardo, in piena notte, senza più bus, treni o mezzi alternativi di trasporto.
Con la coppia del tour in quad, riusciamo a catturare un taxi che ci svuota le tasche di quel poco rimasto per portarci a Milano, da dove con il primo treno disponibile ho fatto ritorno a casa.

Fidarsi degli aerei è bene, ma non fidarsi è meglio.

































venerdì 3 ottobre 2014

Emirati Arabi : DUBAI ed OMAN




Ricordi di Viaggio


Doveva essere un viaggio senza troppe pretese, finalizzato a fare una settimana di immersioni a stretto contatto con la natura, in un ecoresort di bungalow estremamente essenziali in riva al mare, ma qualcuno decise che non potevo andare in giro per il mondo corredato dalla sola coperta di Linus.
Confesso che questo era il primo vero viaggio fuori della cara e vecchia Europa, dove in qualche modo ci si arrangia sempre con lingua, consuetudini, modi di vita e quel qualcuno, approfittando di questa mia carenza, mi sistemò in alberghi di lusso lontani 30 km. dal mare, affidandomi alle cure dell'organizzazione di “Grandi Viaggi”.
Per evitare l'uso dell'auto, a causa delle pessime condizioni meteo, decisi di partire con il treno, comodo e non dispendioso, seppure all'epoca non esistesse il Malpensa Express, ma solo il collegamento con autobus.

21/02
In un'orribile giornata di fine Febbraio, con una pesante valigia colma di attrezzature sub, arrivo finalmente in aeroporto e dopo aver consegnato i bagagli riesco a rilassarmi, così tanto da arrivare a Dubai dormicchiando e senza quasi accorgermene.
Mentre cercavo il nastro della riconsegna bagagli, distrattamente ho imboccato la via dell'uscita, trovandomi improvvisamente di fronte al tizio che reggeva il cartello con il mio nome.
Invano ho tentato di spiegargli che stavo ancora aspettando la mia valigia, perché, quasi a forza, sono stato sospinto in un auto, che doveva assolutamente sgomberare il posto in cui era parcheggiata, perché due poliziotti si stavano proprio arrabbiando.
In meno di 10 minuti siamo arrivati all'albergo che era proprio alle spalle dell'aeroporto.
Inutilmente ho cercato di spiegare il mio problema, sia all'autista che alla reception, con il risultato di finire a letto senza cena per l'ora tarda e senza bagaglio.

22/02
Il mattino successivo, sveglio di buon'ora, ho contattato il referente responsabile, nonché guida della Grandi Viaggi, spiegandogli l'accaduto in una lingua a me congeniale : l'italiano.
Con il tizio, un egiziano con laurea italiana, abbiamo raggiunto a piedi un sito dell'aeroporto dove per miracolo è spuntata la mia valigia e tutta l'attrezzatura in essa contenuta, anche grazie ad una lauta ricompensa.
Sistemata la faccenda, ho incontrato tutto il gruppo Grandi Viaggi e con loro è iniziato il tour di Dubai : la vela ( Turji el Arab ), lo sky-line lungo la baia, il museo etnografico, un paio di moschee, il mercato del pesce, il grand-bazar, suk dell'oro ed altro ancora, mentre ci spostavamo da una parte all'altra della città, utilizzando un minibus e mezzi locali.
Divertente ed originale la traversata della baia su una barca stracarica.
La sera è arrivata fin troppo presto e dopo una buona cena, una notte di riposo.

23/02
Svegliato a forza dal telefono, mi sono fatto portare con un taxi allo stadio della neve, dove, per un prezzo notevolmente alto, ho fatto un paio di discese con gli sci mentre fuori c'erano almeno 30° all'ombra.
Con tutto il gruppo, nel pomeriggio, abbiamo fatto visita al campo ippico ed alla spiaggia, dove in buona parte è già costruita ed abitata la prima palma ( isole di sabbia a formare la figura di una palma, con ville da fantascienza ) e fervono i lavori per altre opere a mare ( Palma 2 e World )
Una cosa da non credere sono le aiuole a lato di molte strade : prati verdissimi ed un'infinità di petunie di ogni colore.
Le palme messe a dimora a lato delle strade di accesso alla città sono tutte provenienti da altre regioni arabe.

24/02
A metà mattina mi trasferiscono all'aeroporto e in un ora di volo arrivo a Muscat, in un aeroporto che è un lontanissimo parente di quello di Dubai.
Nessun problema per i turisti, ma ho visto persone, di etnia probabilmente indiana, essere trattate a pesci in faccia, isolate, perquisite ed interrogate in malo modo per aver osato entrare, più o meno legalmente, in terra omanita.
Chi viene a lavorare qui, come negli altri Emirati, non ha molti diritti, soprattutto la comune manovalanza, che terminato un duro lavoro, viene semplicemente espulsa, senza nemmeno aver maturato una contribuzione pensionistica o qualsiasi altra forma di previdenza.
Fuori dalla stazione aeroportuale ( questa volta con la valigia in mano ) mi aspetta, su un fuoristrada gigantesco, un simpatico ragazzo italiano che, sentite le mie richieste, si fa carico di tradurle alla reception : avrò, per i giorni a venire, un auto del Diving che mi raccoglierà e porterà a fare immersioni nella regione del Musadam, proprio dove avrei voluto andare originalmente.
L'albergo è un Grand Hayhatt, immenso, bellissimo ed in cui è necessario utilizzare un cane-guida per ritrovare giornalmente la strada della camera; piscina, spiaggia privata, discoteca, biblioteca/emeroteca in varie lingue, diverse sale da pranzo a tema ed una hall che pare un campo da calcio con alcune statue bronzee a grandezza naturale, di cui una a cavallo.
Ogni pomeriggio e sera si alternano al pianoforte artisti sempre diversi, che tengono occupate, nella parte destinata a caffetteria, le orecchie degli ospiti, in minima parte europei ed in maggioranza facilmente individuabili come importanti personaggi locali, per foggia del vestiario ed usi non certamente europei.
A cena ogni desiderio viene esaudito : mai visto un buffet così vario ed abbondante con almeno una quindicina di portate diverse per ogni tipologia, dagli antipasti ai dolci.
Ho chiesto un'acqua minerale e mi è stata portata una San Pellegrino.

25-26-27 /02
Mi alzo al sorgere del sole e mentre attendo il mezzo che mi porta ad diving, rimpiango la deliziosa colazione che sto perdendo.
La strada offre un susseguirsi di differenti panorami che non permettono di annoiarsi : dal pietroso deserto ad una verdeggiante valletta, dalle congestionate vie nei pressi dell'animato porticciolo di barche da pesca ad un'autostrada sempre poco frequentata, dalle grandi e piatte distese all'attraversamento di una roccaforte rocciosa.
Il Diving, proprietà di una francese, è ben attrezzato e ha ottime barche per raggiungere i punti di immersione.
Curioso il mezzo di trasporto delle bombole : un carretto trainato da un asino, che approfittando dei bassi fondali porta il materiale sin sotto il bordo.
Belle ed interessanti le tre immersioni giornaliere in acque chiare, pulite e con abbondante fauna ittica.
Dopo ogni immersione, si consumano la pausa deco ed il pranzo in qualche caletta, rientrando in porto quasi a buio.
Ogni giorno, per tre volte, abbiamo cambiato luogo di immersione ed è rimasta nel mio cuore quella effettuata lungo una costa rocciosa, trascinati dalla corrente in un'acqua limpida di un blu intenso, fino ad un promontorio dove siamo stati recuperati dalle barche.

28/02
Oggi il tempo è brutto ed il mare molto agitato.
Ci viene proposto, al prezzo delle due immersioni giornaliere, di effettuare un escursione fino a Muscat, poi nel deserto fino ad una località, dove si estraggono pietre semi-preziose che vengono lavorate sul posto.
Accetto e non mi pentirò di aver fatto tale scelta : molto interessanti e belli i posti visitati, anche se ho avuto qualche difficoltà a seguire le spiegazioni in inglese della guida.
Lungo la strada, il gruppo si è fermato in una grande verdissima oasi, dove ci sono stati offerti pane, formaggio, molta frutta buonissima, datteri di diverse qualità, caffè e te.
Il rientro in albergo è ad ora tarda.


01/03
Ricordo particolarmente questo giorno, che per un verso è stato terribile, ma che mi ha permesso di vedere cose che non avrei potuto altrimenti.
Durante la seconda immersione, mentre stavo cercando di fotografare qualcosa di interessante tra i massi vicino a riva, la risacca mi ha spinto indietro e per evitare di finire rovesciato ho allungato la mano all'indietro, non sapendo che, nascosto in quel posto, c'era qualcuno che non ha gradito l'intrusione.
Un forte dolore ed uno strappo potente mi hanno avvisato che ero stato morso, non so da cosa.
Ritornato alla barca, ho trovato la mano destra, in parte protetta da un guanto in pelle e tela, lacerata malamente e profondamente tra pollice ed indice, con segni inequivocabili di un morso sul dorso.
Aiutato da una signora inglese, che cercava disperatamente di tamponare la copiosa perdita di sangue, sono stato indirizzato all'ospedale più vicino, al quale mi ha condotto la signora francese proprietaria del diving, che offertasi quale traduttrice, mi ha consentito di colloquiare con il personale sanitario omanita.
In quell'occasione ho scoperto che per essere ammessi all'interno della struttura ospedaliera è necessario pagare e poi pagare ancora per le cure ricevute ( quasi 200 euro ).
Un giovane medico ha suturato e fasciato le ferite, mettendomi in condizione di ritornare a recuperare le attrezzature subacquee, che faticosamente ho riportato in albergo.
In questo modo avrebbe potuto finire l'avventura in Oman se quella sera, facendo un resoconto dell'accaduto al referente della Grandi Viaggi, non mi fosse stata proposta una comoda escursione verso l'interno.
Detto e fatto.

02/03
La mano mi ha fatto dormire malamente, ma alle sei del mattino ero già davanti all'ingresso ad aspettare l'auto che ho noleggiato con autista.
La prima fermata è presso un accampamento di “gente del deserto” che vive qui con gli animali che una volta gli permettevano di spostarsi e vivere in quelle regioni, mentre ora sono solo un attrazione turistica.
Sono stato ricevuto sotto un'ampia tenda circolare, dove dopo l'immancabile the, mi sono stati proposti oggetti ricordo dai prezzi improponibili.
Ripresa la strada, ci siamo fermati, in pieno deserto, presso una sorgente d'acqua dove, tra le palme, era stata allestita una piscina naturale ed i frequentatori vi stavano tranquillamente facendo il bagno.
In quel posto il mio autista ha tirato fuori, da un frigorifero portatile, ogni bene di Allah ed abbiamo pranzato.
Dopo una lunga sosta a Nishua per curiosare negli ambienti della storica fortezza e nel vicino suk, un ampio giro nel deserto ci riporta in albergo, dove una doccia lunghissima mi rimette in forma per la cena e mi dà la forza di preparare le valigie.

03/03
Sono le dieci del mattino quando la sveglia del telefono mi scuote da un sonno ancora profondo.
Con calma raccolgo tutto quanto è ancora fuori dalle valigie e sceso dal concierge mi accordo per il trasporto in aeroporto.
Pranzo, pisolino, bagno in piscina, passeggiata sulla spiaggia ad osservare come si pesca e si recuperano le reti con due fuoristrada e verso le 20,00 mi trasferiscono in aeroporto.
Al desk del ceck-in mi dicono che l'aereo è completo e che non posso imbarcare, ma alla mia reazione rivedono la loro posizione ed a mezzanotte circa si atterra a Dubai.
E' lunga la notte da passare, anche gironzolando per un aeroporto immenso con molte curiosità da osservare.
Arriva il momento dell'imbarco, ma non della partenza, perché sulla pista si è levata una nebbia peggio che in Val Padana e per un paio d'ore tutto si è fermato.
Il ritardo accumulato viene ulteriormente dilatato causa una forte perturbazione sulla Jugoslavia, che costringe l'aereo ad un ampio giro che ci spinge fin sopra Vienna, fino a quando, con tre ore abbondanti di ritardo, arriviamo a Malpensa.
Il ritorno a casa non ha storia, se non che la ferita alla mano ha avuto bisogno di urgenti cure, minacciando un estesa infezione.

Non ho mai saputo quanto è costato questo viaggio, ma credo che qualcuno lo abbia pagato intorno ai 5.000- euro.