lunedì 6 ottobre 2014

Zanzibar, quasi il paradiso.

Z A N Z I B A R


10 – 11 Dicembre 2013
Alle tre del pomeriggio siamo in stazione, pronti ad iniziare una settimana di dolce far niente al sole di Zanzibar.
Il nostro aereo parte alle 23, ma poiché la prudenza non è mai troppa, siamo   in fila     al check-in già   alle 19,30 aspettando con    ( poca ) pazienza l'arrivo del personale di Phone & Go e Meridiana Fly, che con molta calma metto in moto la macchina dell'imbarco.
L'aereo ha molti posti vuoti ed in qualche modo si trova una sistemazione per passare la notte e le ancor più lunghe ore del mattino, prima di posare i piedi a terra verso le 8,15 del giorno successivo.
Semidistrutti dagli scomodi e pessimi sedili dell'aereo, scendiamo a terra affrontando una temperatura decisamente troppo alta, se confrontata allo zero di Milano dei giorni precedenti.
Dopo aver superato il controllo per l'immigrazione, consistente nel versare la somma di 50 dollari a rapaci esattori.
Trattati peggio dei disgraziati che approdano a Lampedusa, ritiriamo i bagagli che ci vengono riconsegnati a mano con riconoscimento visivo, accompagnandoli alla prima di una lunga serie di mance, che proseguiranno continuativamente fino alla stanza d'albergo.
Ci vuole più di un ora di viaggio per arrivare in hotel, attraversando per 50 km. l'isola, che durante il viaggio ci mostra tanta povertà e condizioni di vita piuttosto precarie.
Non è certo una stanza a 4 stelle quella che ci offrono, ma poteva andarci peggio, avendo letto talune recensioni non lusinghiere.
Ci ha rincuorato la vista di un bellissimo giardino, la cortese ospitalità alla reception ed il buon funzionamento del condizionatore.
Accettiamo di buon grado la semplicità della sistemazione e dopo il briefing di benvenuto, un veloce primo pasto sotto un magnifico capanno tipico zanzibarino a bordo mare, qualche foto scattata alla più bella spiaggia bianca mai vista, “cerchiamo” di scendere in acqua per un bagno veloce in un mare dai colori splendidi.
Ho detto cerchiamo perchè in un veloce susseguirsi di eventi acquisteremo 2 escursioni, 2 portachiavi e fastidi per i prossimi tre giorni, come specificato :
  • dall'incaricato dell'hotel il “Safari blu”
  • da “Zucchero” l'escursione a Nakupenda
  • n. 1 portachiavi tartaruga per Federico
  • n. 1 portachiavi delfino con il mio nome.
Nulla di male, se non che, chi doveva preparare la tartaruga ha incassato anche la quota di chi doveva fare il delfino e che per i successivi tre giorni siamo stati tormentati fino a quando l'intervento del boss di zona non ha risolto il problema.
La spiaggia davanti all'hotel è veramente splendida ed anche se infestata da ogni tipo di venditori insistenti sino alla maleducazione, cattura subito l'attenzione e merita ogni fotografia che sarà scattata.
Alle 20 cena a bordo mare in un clima decisamente meno caldo e poi verso una dormita ristoratrice.

Giovedì 12 Dicembre
Ci svegliamo dopo una notte di buon sonno grazie ad un condizionatore rumoroso ma perfettamente funzionante e dopo una colazione fatta più di sguardi estasiati per la bellezza del luogo che di solido cibo, ci riuniamo ai nuovi venuti della settimana per la visita al vicino villaggio dei pescatori.
Non mancano le dovute raccomandazioni sul comportamento da tenere, ma l'insistenza dei ragazzini fa presto breccia nell'animo di tutti ed inizia la distribuzione di caramelle, penne, quaderni e qualche moneta.
La povertà è davvero tanta e lo spettacolo piuttosto avvilente, perché negli occhi spenti dei bambini non si legge la spensieratezza o la gioia solitamente presente in quelli dei loro coetanei, ma tristezza e solo negli occhi di pochi c'è una scintilla che accende di luce lo sguardo.
Ci aggiriamo tra capanne fatiscenti per strade sconnesse, mentre le mucche passeggiano indolenti nei prati adiacenti le costruzioni che ospitano le scuole ( molto simili a stalle ) e quando, finalmente, raggiungiamo la spiaggia lo sguardo si posa incerto tra il mercato del pesce dove un “fortunato” pescatore sta cercando di vendere due piccole razze ed altro pesce steso ad essiccare al sole su una spiaggia invasa dalle alghe che il mare vi ha deposto.
Sulla spiaggia incontriamo un ragazzo locale che non ci abbandonerà mai per tutti i giorni successivi, accompagnandoci in tutte le nostre passeggiate e ricevendo qualche dollaro di gratitudine.
In mezz'ora di cammino arriviamo al faro posto all'estremità Nord dell'isola, dove troviamo anche un malandato rifugio per tartarughe marine e più per elemosina che per curiosità, entriamo al prezzo di 5 dollari a testa. In una pozza di verde acqua salmastra nuotano una decina di tartarughe da 50 a 100 centimetri di lunghezza ed a lato sono “detenute” quelle nate e catturate in spiaggia da tre a sei mesi prima. 
All'estremità del piccolo giardino due gabbie contengono un'iguana e qualche coccodrillo di non più di un metro di lunghezza, mentre sotto una cadente tettoia staziona lo scheletro di una balenottera che in vita doveva essere circa una decina di metri.
Ritorniamo lungo la riva godendo dei meravigliosi colori del mare ed acquistando incautamente alcune conchiglie che dovremo abbandonare prima di partire a causa del divieto di esportazione.
Pranzo, mare, piscina ed una breve esplorazione della spiaggia sino alla tendopoli che i Masai chiamano “mercato”, poi la cena ed appena cala il sole in uno splendido colorato tramonto, ci avviamo lungo la spiaggia per una breve esplorazione, incontrando sull'arenile il nostro instancabile accompagnatore e facendo conoscenza con i Masai Jacopo e Holly.
Passeggiamo per un paio d'ore tra le poco attraenti strutture ricettive vicine, bloccati al ritorno dall'alta marea che ci impedisce il passaggio nei pressi di una piattaforma aerea lanciata sulla spiaggia, che ci obbliga a lasciare l'arenile e decreta la fine della giornata.

Venerdi 13 Dicembre.
Troppo desiderosi di vedere gli alberghi da favola e le spiagge a Sud del Baobab, non diamo molto peso ad un saggio anziano Masai che ci avverte dell'alta marea imminente ed accompagnati dai nostri paladini, ci avventuriamo, verso mezzogiorno, sull'arenile in direzione Kendwa, oltre il Vera Club.
Mentre ammiriamo la bellezza del panorama davanti alla Gemma dell'Est, ci soffermiamo ad assistere ad un matrimonio di due giovani di etnia indiana ed a una maldestra giocosa immersione della sposa in quelle meravigliose acque, riuscendo ad intravedere, in lontananza, bianche spiagge contornate da mare azzurro, senza poterci avvicinare oltre per l'incombente alta marea che nel frattempo ha allagato la spiaggia.
Durante il ritorno, quando giungiamo nei pressi delle scogliere dove stazionano i venditori di quadri, ci accorgiamo che il mare ha decisamente occupato tutta la spiaggia e che se prima eravamo passati a fatica, ora Gisella non può affrontare il rischio di farsi male sulle rocce.
Decidiamo di ritornare via terra, accompagnati da un tizio arruolato ( per 10 euro )  come guida, che ci conduce, per un sentiero attraverso la bassa e scarsa vegetazione, fino alla strada principale da cui raggiungiamo l'ingresso del Baobab.
Trascorriamo il resto della giornata in perfetto relax dedicando un poco di tempo a fotografare il giardino e l'enorme baobab a fianco della Direzione, attenti a non scottarci al sole, in attesa dell'escursione, prevista per il giorno successivo.


Sabato 14 Dicembre.
La sveglia interrompe il nostro sonno alla 6,30 e ci ritroviamo puntuali ( primi ) con altre persone ad aspettare “Zucchero” , uno del beach boys di “Sindaco” che ci deve condurre a Nakupenda, l'isola che non c'è.
Un ora di viaggio fino all'imbarco su un down locale, l'arrivo a Prison Island nel luogo dove erano detenuti gli schiavi in attesa di essere trasferiti via mare, la visita al parco dove sono custodite le enormi centenarie tartarughe delle Seychelles, discendenti da una prima coppia, scomodo dono di nozze per un notabile Tanzaniano e poi, dopo un altra ora di viaggio per mare, l'avvistamento della splendente cresta del grande banco di sabbia che emerge durante la bassa marea tra le isole davanti a Stone Town.
La vista di questo insolito, inconsistente luogo, perso in mezzo ad un mare con colori dal bianco al blu intenso, con alcuni down appesi a dondolare al suo fianco, è appena guastata dalle grandi tende che ospiteranno il centinaio di affamati visitatori che affolleranno il posto.
Si resta rapiti dai colori, dalle onde che frangono su entrambi i lati della lingua di sabbia, creando vortici di spuma che invitano a tuffarsi in un acqua cristallina e calda come il sole che qui batte spietato.
Frutta, molluschi, gamberi ed aragoste sono il piatto del giorno, in un rito che si ripeterà per tutto il resto della stagione per far si che chi giunge a Nakupenda possa ricordare questo posto tra i più belli in cui passare un giorno splendido.
Molti bagni dopo, tanto sole dopo e tanta poca voglia di andar via, anche se ormai è visibile che rimane poco tempo prima che il mare ricopra questo lembo di sabbia, si rientra in hotel, pronti ad affrontare la trasferta del giorno dopo per il “Safari blu”.

Domenica 15 Dicembre.
Stessa ora e medesima procedura, anche se con qualche imprecisione da parte dello staff di "Kombino", incaricato delle escursioni per conto di Phone & Go.
Il viaggio di oltre un'ora e mezza, schiacciati come sardine in un minuscolo pullman con altri 7 avventurosi, non ci rende più bello l'approccio al down ormeggiato al limite della bassa marea a quasi 500 metri dalla riva, che riesce a prendere il largo dopo una brusca manovra a spinta.
Sbarchiamo, dopo circa un'ora, su una lingua di sabbia ( più piccola di Nakupenda ), dove sono state montate solo due fragili tende per il sole.
Mentre sto facendo snorkeling sul vicino riff, carinamente popolato da coralli e qualche bel pesce, mi accorgo che comincia a piovere e ritengo utile uscire velocemente dall'acqua.
In poco tempo, ci troviamo tutti ad evitare che la tenda prenda il volo ed a cercare di ripararci il più possibile da acqua e vento, che per oltre un ora imperverseranno su qual lembo di sabbia.
Al termine del piccolo uragano, raccolti teli da bagno e vestiti bagnati, veniamo portati all'appuntamento con i delfini, che non avvertiti a tempo, si guardano bene dal farsi trovare lasciandoci a guardare un mare imbronciato.
Dopo un rapido giro di esplorazione ad una caletta dall'acqua verdissima, sbarchiamo su una spiaggia dove sotto alcune capanne sono stati sistemati i tavoli pronti ad accoglierci per il pranzo.
Dopo l'ultimo bagno, riprendiamo la strada del ritorno, un poco delusi, stanchi, accaldati e scomodi, fino ad arrivare all'hotel, dove scopro di aver subito una contrattura alla schiena, che peggiorerà di minuto in minuto fino ad azzopparmi quasi completamente.
A cena molti inutili consigli per la guarigione, mentre decidiamo di chiedere in Direzione di procurarci un Taxi per andare al THE ROCK.
Otteniamo un appuntamento per il pomeriggio del giorno dopo con un taxi che ci porterà a   destinazione per   l'importo di 60 euro                  ( l'equivalente di un mese di stipendio medio locale )                per esaudire un desiderio maturato guardando le pagine internet di Zanzibar.
La giornata si chiude andando a cercare qualche ora di buon sonno.



Lunedì 16 Dicembre.
Mi alzo in condizioni disastrose, ma riesco, in qualche modo, ad arrivare alla tettoia del ristorante presso cui rimango per tutta la mattinata a ciondolare, spingendomi sulla spiaggia per un buon bagno.
Dopo pranzo, nel primo pomeriggio, il taxi arriva puntuale, anzi in anticipo, per affrontare il lungo viaggio ( due ore ) che attraverso tutta l'isola ci farà arrivare a Mjchamvi, all'ormai famoso ristorante sulla roccia.
A lato della strada che stiamo percorrendo si ripetono le scene di profonda povertà già viste e che ci accompagneranno sino a destinazione, mentre il taxi allunga mancette, più o meno legali, ad ogni posto di controllo che incontriamo.
Nei pressi del parco-foresta di Josani il nostro autista acquista una pannocchia di granturco bollita e convinto di poter offrire una leccornia, mi tocca assaggiare, non volendo essere scortese.
Sbuchiamo su una spiaggia non molto ampia, non molto bianca, con depositi di alghe, ma con la vista di un incredibile costruzione su una roccia calcarea a fungo posta ad una decina di metri dalla riva : la marea sta salendo e per arrivare a destinazione si prende una barca che staziona in servizio lì davanti.
Dopo una breve sosta al bar a far fotografie, accolti dal solito Masai e da un ciarliero cameriere che parla un buon italiano, prendiamo la strada del ritorno, fermandoci a Kiwengwa, dove troviamo una lunga spiaggia corallina a semiluna, non così bella quanto quella di Nungwi, in quanto interessata a forti maree e depositi di alghe.
All'arrivo in hotel non sto più in piedi, anche se a cena incontriamo una coppia di nuovi arrivati, con i quali scambiano le nostre esperienze, prima di finire la giornata.


Martedì 17 Dicembre.
Ultimo giorno.
Ancora piegato in due per i dolori alla schiena, arrivo alla spiaggia attendendo il ritorno di Gis, che accompagnata dalla nostra guardia del corpo, si avvia lungo la spiaggia, dove continuerà a raccoglie cipree ed altre conchiglie, non sapendo ancora di doverle abbandonare prima della partenza.
Questa volta la sua passeggiata arriva felicemente fino a Kendwa perchè, solo dopo mezzogiorno, la marea ricomincia a salire.
Trascorre lentamente la giornata fino all'ora di cena e dopo lo spettacolo degli acrobati si va a preparare le valigie, cercando di dormire un poco prima della sveglia alle 5,30-


Mercoledì 18 Dicembre.
Sveglia Masai, colazione ed imbarco sul bus che ci porta a Stone Town dove, nel più ridicolo aeroporto del mondo (peggio di quello di Nosy Be ), per riavere i bagagli è necessaria la mancia.
La pesatura è fatta su bilance a stadera, i biglietti d'imbarco sono compilati a mano, le indicazioni dei voli sono scritte col gesso su una lavagna e si viene ammassati in un unico grande salone in una confusione assoluta.
Per fortuna, da buon italiano, approfittando della disorganizzazione totale, ho disubbidito al divieto di esportazione di conchiglie, nascondendone alcune in tasca e riuscendo a salvare dalla distruzione gli esemplari più interessanti.
Volo lungo e scomodo, ma in perfetto orario.
Un treno dopo l'altro, senza troppo aspettare, siamo rientrati a casa verso mezzanotte, concludendo una meravigliosa settimana vissuta in un posto splendido, quasi il paradiso.




P.s. :
  • Non servono i dollari, se non per le tasse aeroportuali di ingresso ed uscita, meglio l'euro.
  • A Zanzibar ho visto le spiagge ed il mare più bello.
  • I beach boys battono l'organizzazione di Phone & Go
  • Le zanzare non esistono, ma sono state rimpiazzate da tanti Zanzibarini.
  • Il costo, viaggio ed escursioni comprese, non ha superato l'importo di 1.200- euro a testa.
























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