martedì 14 ottobre 2014

Il mio sogno americano 2.0

IL MIO SOGNO AMERICANO
Parte 2^ - I parchi nazionali

Continua da "Il mio sogno americano" Parte 1^ : Florida

   Non amo guidare dopo l'imbrunire, sopratutto in posti che non conosco, perché ho notato di avere qualche difficoltà quando diminuisce la luce, ma come in quasi tutto il viaggio, eccomi di nuovo in auto dopo il calar del sole.
Riesco, in qualche modo commettendo ( forse ) qualche piccola infrazione al codice della circolazione, ad incanalarmi nel traffico cittadino e con i nervi a fior di pelle, anche a trovare la giusta direzione, grazie al navigatore che funziona perfettamente.
Per fortuna l'hotel è appena fuori La Vegas, proprio a lato dell'aeroporto ed in mezz'ora arriviamo, scarichiamo le valigie e cerchiamo qualcosa da mangiare.
Troviamo il ristorante chiuso, ma entriamo nel vicino pub , dove una simpatica cameriera ci serve una buonissima bistecca ed un piatto di salmone decisamente migliore di altri già consumati o da consumarsi in viaggio, per un costo totale di 27€.
Si va dormire, in attesa dei molti km-. che ci aspettano nei prossimi giorni.
*** La quinta Inn & Suites Las Vegas – km. 6



15 Maggio
   Ci svegliamo con gli aerei che atterrano in rapida successione sulla pista a poche centinaia di metri di distanza, senza che ne avessimo sentito il rumore.
Dopo una buona colazione, siamo in strada con la nuova macchina, una attempata Hyundai, che però ha almeno il drive-control funzionante.
Nemmeno un'ora dopo, lasciato il Nevada per l'Arizona, siamo a gustarci il panorama di Lake Mead creatosi con la costruzione della Hoover Dam sul corso del fiume Colorado.
L'imponenza dell'opera lascia a bocca aperta, ma il tempo di ammirala è poco e si prosegue per Kingman, dove ci fermiamo in un piccolo museo che ricorda la storia della città e celebra la famosa ROUTE 66, che qui esiste ancora e fa parte del sistema viario americano.
Lasciamo la US HWY 93 per la Interstate 40, che ci porta, attraverso paesaggi molto diversi, fino a Williams, un piccolo paesino costruito sulla storica Route 66, che la celebra in ogni modo e maniera.
Qui i piccoli negozi con articoli per turisti si sprecano da ambo i lati dell'unica via.
Passiamo un paio d'ore curiosando, prima di fare benzina, acquistare qualcosa per combattere la fame del giorno dopo e consumare la peggior cena possibile, prima di andare a dormire.
Incantato da un cartello che promette cucina italiana, greca e quant'altro, entro in un locale che, già da subito, pare non perfettamente pulito e quando ci accoglie la mummia che abita quel luogo, non abbiamo la prontezza di andarcene e pagheremo con una pessima cena il nostro poco coraggio.
** Comfort Inn Near Grand Canyon – km. 360

16 maggio
   La sveglia suona presto e ci mettiamo per strada per arrivare di buon'ora al Grand Canyon.
Senza far troppo caso al navigatore che ci avverte che troveremo strade non asfaltate, ci infiliamo in uno sterrato che fortunatamente qualche miglio dopo finisce, concedendoci di riprendere strade normali e rilassarci alla guida.
Ci arrampichiamo velocemente, attraversando una rada foresta di pini e ginepri, fino all'ingresso del Parco del Grand Canyon, dove per 80$ acquistiamo il pass che utilizzeremo per l'ingresso in tutti i N.P.
Nonostante le molte ore dedicate a cercare notizie su quello che avremmo voluto vedere, tutto quello che visiteremo d'ora in poi, sarà sempre diverso da come lo immaginavamo e ciò comporterà perdite di tempo e piccole difficoltà nel riuscire ad ottimizzare i tempi.
Lasciata l'auto in parcheggio a poca distanza dal Visitor Center ci affidiamo alla prima indicazione che ci indica MATHER POINT e la vista che appare ai nostri occhi è assolutamente incredibile :  restiamo a bocca aperta davanti alla grandiosità di questo spettacolo, che pur già visto in TV, film e foto, è tanto sorprendente da lasciare senza fiato e con il cuore che batte forte.
Davanti a noi un'immensa ferita, larga e profonda, che la natura ha inferto a se stessa e che ora possiamo ammirare cercando di memorizzarne colori e prospettive, avendo paura del vuoto eppure arrivando al ciglio per scoprire i segreti dell'immenso baratro.
Percorriamo a piedi il primo tratto di questo splendido punto panoramico, poi, alla ricerca di nuove emozioni, utilizziamo gli appositi bus per spostarci lungo tutto il tratto visitabile, scattando centinaia di fotografie, quasi a rubare l'anima di questo posto incantato.
Nel primo pomeriggio, considerato che mancano più di 200 km. per arrivare a Page, lasciamo il Grand Canyon Village e lungo la Desert View, fermandoci ad ogni punto panoramico, riusciamo ad arrivare alla terra dei Navajo, in tempo per godere, prima del tramonto di spettacolari figure di pietra.
Arriviamo a destinazione in serata, avendo percorso più di 380 km. di strada, perchè dopo essere quasi arrivati a Page ( mancavano solo 20 km. ) troviamo la strada chiusa e dobbiamo rifare la strada all'indietro fino alla deviazione di Gap e percorrere altre 45 miglia sulla nuova Hhy 89T, mentre il cielo si colora dei bellissimi colori del tramonto, che non vengono apprezzati per rabbia, stanchezza e per la preoccupazione del buio imminente.
Fortunatamente troviamo quasi subito il nostro albergo, anche se un cambio di viabilità ci costringe ad un giro panoramico della città.
La camera ha due morbidi e grandi letti, che ci aiutano a recuperare la stanchezza di questa pesante giornata.
*** Days Inn and Suites Page/Lake Powell – Km. 393



17 Maggio
   Ci svegliamo sapendo che la giornata non sarà la meno faticosa, anche se con poca strada da percorrere in auto.
Il primo obiettivo da raggiungere è l'ANTELOPE un piccolo straordinario Canyon, con visite gestite dagli indiani Navajo, a meno di 10 Km. da Page.
Dopo qualche difficoltà per trovare il posto, arriviamo in un assolato e polveroso parcheggio dove volano via i primi 12$ a cui se ne aggiungono altri 80$ per l'acquisto dei biglietti di ingresso e trasporto a destinazione.
Circa una mezz'ora dopo veniamo fatti salire su un gippone con panche in legno che sbandando a causa dei profondi solchi sulla sabbia ci porta all'ingresso di questa assoluta meraviglia : una fenditura nella roccia scavata dall'acqua, di altezza variabile tra i 15 ed i 20 metri e di larghezza sempre inferiore ai 7/8 metri , in cui filtra la luce del giorno dalla stretta apertura in alto.
Il colore dell'arenaria, di cui è composta la roccia di questa località, assume toni assolutamente sorprendenti all'interno della cavità, che vanno dal grigio al rosso mattone, dal rosa al viola in tutte le sfumature possibili, secondo l'incidenza della luce che penetra nell'anfratto creando bellissimi giochi di luce e riflessi.
La visita, di circa un'ora, lascia gli occhi increduli e la mente incapace di concepire il distacco da questo luogo talmente diverso, così che si ritorna all'auto incapaci di pensare ad altro.
Ci avviamo verso la Glen Canyon Dam, diga costruita sul Colorado River, che forma il Lake Powell e bisogna ammettere che pur impressionati dall'opera, la scarsità d'acqua che si nota a monte dello sbarramento, ne diminuisce la maestosità.
Percorriamo a piedi il ponte che a valle della diga unisce le sponde del Colorado e riprendiamo la strada verso l'Antelope Point Marina, scoprendo che tutta la zona è Parco Nazionale, soggetta a tassa di ingresso, per cui, sfoderato il pass acquistato al G.C. evitiamo l'esborso di 15$, che francamente sarebbero stati sprecati.
La vista del lago non è male e l'azzurro dell'acqua contrasta piacevolmente con il rosso del terreno e delle rocce, che in molti punti assumono striature bianco/grigio, ma il livello dell'acqua è decisamente basso e lascia intravedere i segni di tempi migliori.
L'Antelope Point è un grande piazzale ( trovato chiuso ed abbandonato ) dove in altri momenti confluiscono le barche prima di essere calate in acqua ed anche la grande ansa del lago tra la terraferma ed Antelope Island, è insignificante paesaggisticamente.
Ritorniamo verso l'Antelope Point Marina, che in passato ha certamente avuto momenti migliori e non trovando alcunchè di interessante, decidiamo di tornare verso Page, scoprendo che tutte le strade girano attorno al centro città, innestandosi sulla Hwy 89 e che per questo motivo, al mattino, avevamo avuto qualche problema a trovare la giusta direzione.
Un buon sonno ci rimette in forma per il giorno successivo.
*** Days Inn and Suites Page/Lake Powell – km. 60



18 Maggio
   Gis insiste per andare a vedere l'Horseshoe Bend, famoso punto panoramico formato da un'ansa del Colorado River, che si trova al miglio 545 della Hwy 89, a circa 5 km. da Page, sulla strada interrotta che il giorno prima ci aveva fatto allungare di 40 miglia il percorso.
Raggiungiamo velocemente il parcheggio dove già alle nove del mattino sono radunate una ventina di auto ed un pullman.
Con altri avventurosi scaliamo la collinetta che abbiamo davanti, con la speranza che la strada sia agevole e non troppo lunga, ma in cima ci rendiamo conto che per arrivare all'overlook c'è un buon chilometro di strada polverosa in discreta pendenza, che percorriamo non agevolmente.
Giunti sull'orlo del canyon le parole non ci bastano per descrivere lo spettacolo formato dal fiume che nei secoli ha scavato un ansa attorno ad un bastione di roccia rossa che contrasta con l'azzurro del cielo ed il verde smeraldo dell'acqua del fiume, che scorre duecento metri più in basso.
Molte fotografie dopo, ritorniamo al punto di partenza, accorgendoci che ormai non c'è più posto al parcheggio e che le persone che stanno per intraprendere il percorso per l' Horseshoe Bend sono diventate centinaia.
Riprendiamo la strada verso il Lake Powell, puntando verso Wahweap Marina, un grande e bel punto nautico a poca distanza da Page.
L'attività del centro è piuttosto ridotta per cause stagionali, ma fanno bella mostra le numerose house-boat allineate ai moli, pronte per essere noleggiate, mentre alcuni motoscafi volteggiano in acqua lasciando una scia di schiuma bianca.
Alcuni fabbricati con appartamenti, un albergo, a pochi passi dal lago, e con un grande store ben rifornito, completano un panorama niente male.
Dopo aver mangiato un poco di frutta, risaliamo in auto e ci dirigiamo verso Moab, prima sulla Hwy 98, poi sulla 160 fino a Kayenta ed infine sulla 163 costeggiando la Monument Valley, di cui riconosciamo i monumenti in pietra divenuti famosi nei film.
Aggiorniamo l'ora con quella dell'Utah ( + 10 rispetto all'Italia ) e proseguiamo incontrando paesaggi sempre diversi, dominati dal colore rosso delle rocce che cambiano continuamente, ora ergendosi in alti monumenti, ora assumendo strane forme a lato di strade che sembrano non terminare mai.
Non molto prima della nostra destinazione, proprio lungo la strada, scorgiamo un immenso arco naturale che ci invita a salire fin sotto la sua finestra, mostrandoci un anteprima di quello che troveremo nei giorni a venire.
Giungiamo a Moab quasi a sera e troviamo subito, all'ingresso del paese, il nostro Motel. 
Dopo aver scaricato le valigie, andiamo in ricognizione per la simpatica cittadina con bei negozi, hotel e ristoranti, anche se quello che scegliamo non brilla per qualità del servizio.
Una lunga passeggiata, una cena modesta e poi a dormire.
** Spleep Inn Moab – km. 485



19 Maggio
   Oggi ci aspetta uno dei parchi più interessanti : Arch.
Ci svegliamo presto e dopo una frugale colazione siamo subito in marcia.
Si passa il ponte sul Colorado e poi su per una salita di diversi chilometri fino all'ingresso del parco, da dove inizia la strada che conduce ai diversi siti e punti panoramici.
Decidiamo di proseguire fin dove arriva la strada asfaltata e poi tornare indietro, dedicando il massimo tempo possibile a questo spettacolare parco in cui è possibile fare lunghe passeggiate.
Vediamo da lontano il Broken Arch, ma prudenzialmente decidiamo di non proseguire a piedi, essendo stato segnalato un serpente a sonagli sul sentiero e dirigiamo i nostri passi verso il piccolo canyon di Sand Dune Arch, che come dice il nome, possiede un letto di ruvida sabbia rossa ed un bellissimo arco tra due colorate pareti in fondo, dove bruscamente finisce tutto.
Ci fermiamo al Fiery Furnace Viewpoint per un rapido sguardo intorno e proseguiamo per Delicate Arch, che scopriamo essere raggiungibile solo con una dura escursione dal Wolfe Ranch e non dal parcheggio da cui è visibile solo da lontano.
Riprendiamo la strada verso la Windows Section che, nella parte finale dopo il parcheggio, ci regala le cose più belle : Double Arch, North e South Window, Turret Arch ed impagabili viste su Cove Arch ed Elephant Butte.
Double Arch è generato da due archi enormi che si intrecciano tra loro in uno spettacolare abbraccio, North e South Window sono due archi affiancati a guisa di occhiali, Turret Arch è un grande arco posto in una torre di pietra, affiancato da una finestra circolare, Cove Arch è un gruppo di rocce completamente perforato in cui gli archi non si contano ( tra grandi e piccoli gli archi sono circa 2.000- in tutto il parco ) ed Elephant Butte è un immenso gruppo roccioso in cui si possono riconoscere varie fattezze del grande pachiderma.
Questo punto del parco ha bisogno di almeno un paio d'ore di tempo ed una buona sgambata per raggiungere i vari punti di osservazione, che sembrano offrire sempre nuove immagini di se.
Risaliamo in auto e a meno di 500 metri dalla biforcazione sulla strada principale ci attende la Balanced Rock e poi le Petrified Dunes, la Tower of Babel, la Courthouse Towers ed infine Park Avenue con le sue pareti a picco, in un susseguirsi di spettacolari torri di pietra.
Dispiace ammettere che non abbiamo potuto godere della vista di alcuni degli archi più famosi, ma non eravamo attrezzati per arrivare in luoghi dove le difficoltà sono molteplici, ma soprattuto, perché nel pomeriggio desideravamo dare una rapida occhiata anche alle Canyonlands, nel cuore di Island in the Shy.
Ci dirigiamo verso la Hwy 70 e poi sulla 313 fino all'ingresso del Parco, dove al Visitor Center ci forniscono le cartine occorrenti alla visita di questo parco interamente percorribile viaggiando in auto.
Una breve passeggiata è richiesta per il Mesa Arch e per seguire il sentiero che porta al Grand View Point Overlook, da cui si gode di una splendida vista sul sottostante bacino del Buck Canyon.
Un breve cenno merita il particolare Mesa Arch che affaccia la sua grande finestra sul canyon sottostante, offrendo una vista da brivido sulla voragine di oltre mille metri che si spalanca ai suoi piedi.
Alla sera dopo qualche acquisto per il giorno dopo, entriamo in uno strano locale in cui gommoni, manichini, attrezzi vari ( tra cui una bicicletta ), stavano appesi al soffitto sopra le teste dei commensali.
Veniamo serviti da una cortese e simpatica cameriera che porta a me un'eccezionale bistecca e a Gis un salmone divino, per una spesa decisamente parca.
Dopo la solita passeggiata serale, tutti a dormire.
** Spleep Inn Moab – km. 120



20 Maggio
   Lasciamo Moab per una tappa di oltre 400 km. che non sarà di solo avvicinamento al Bryce Canyon ed allo Zion Canyon, perchè sulla strada per giungere a Cannonville, sperduto paese dell'Utah, troveremo il Capitol Reef con pareti a picco e colori stupendi, l'immensa Dixie National Forest, l'Escalante State park con la sua mini foresta pietrificata, paesaggi mozzafiato, guglie che si ergono dal suolo a toccare il cielo ed un mare di strada da percorrere.
Riusciamo a tenere una buona media di marcia, fermandoci solo dove il paesaggio diventava così coinvolgente da farci ignorare la strada.
Ci facciamo attrarre dall'indicazione di un piccolo parco statale dove, per la vile moneta di 12$, ci consentono di fare una camminata di un paio di km. alla ricerca di una foresta pietrificata, di cui abbiamo visto solo qualche misero resto, trovandoci nell'impossibilità di affrontare tutto un sentiero che abbiamo ritenuto superiore alle nostre capacità.
Ho fatto, in questa insolita passeggiata, una foto ad un cervo pietrificato dall'orrore di aver vicino esseri umani di cui non si era reso conto prima.
Arriviamo per sera all'albergo e dobbiamo portarci le valigie al secondo piano, salendo per una scala esterna, mentre un forte vento cerca di buttarci indietro.
Vinta la battaglia, sistemante le nostre cose ed  accertato che l'hotel non è attrezzato a ristorante, troviamo un locale a Tropic ( a circa 7 km. ) dove mangiamo la più bella e buona pizza vegetariana degli ultimi 10 anni.
Sazi e stanchissimi affrontiamo la notte in un ottimo lettone.
** Grand Staircase Inn – km- 427



21 Maggio
   Fa quasi freddo, ma la colazione offertaci dalla signora che gestisce lo store al piano terreno ( Gis ha trovato cioccolata calda ed io yogurt greco ) ci predispone favorevolmente alla marcia di avvicinamento alle destinazioni di oggi : Bryce e Zion.
L'ingresso del Bryce Canyon è ben segnalato sulla Hwy 63 ma arrivare al Rainbow Point ( termine del canyon e uno dei punti più belli ) è un impresa di circa 30 miglia di ottima strada con punti panoramici ben segnalati ed ottimi parcheggi.
Gli scenari sono incredibili per la varietà di colori.
Le fotografie scattate qui saranno un ricordo bellissimo, perché credo che se il Grand Canyon affascina per la grandezza, il Bryce ha panorami mozzafiato di guglie multicolori.
Abbiamo raggiunto l'apice e poi rifatto all'indietro la strada percorsa, fermandoci ad ogni punto panoramico con visuali completamente diverse per colori, conformazione del terreno, profondità, ambiente e patendo un freddo intenso ( intorno a 10° ) che ci ha torturato nella parte dove l'altezza del “rim” è ad oltre 2.000- metri, fino ad Inspiration Point dove il caldo si è nuovamente fatto sentire, ma nulla poteva distrarci dallo spettacolo che si offriva ai nostri occhi per l'ampiezza dell'anfiteatro, per gamma di colori ( dal rosso mattone, al rosa ed al bianco ), per varietà di forme ( pareti, guglie, pinnacoli,grotte, etc. ).
Troppo presto è venuta l'ora di lasciare quel posto incantato e dirigerci, nel pomeriggio, verso Lo Zion N.P. al quale ci siamo avvicinati prima dalla Hwy 89 e successivamente sulla Mount Carmel Hwy, verso l'ingresso Est, dopo il quale la strada diventa a dir poco tortuosa e ripida, per infilasi in uno stretto e lunghissimo tunnel che conduce ai parcheggi nel pressi del Visitor Center.
Lasciata l'auto per la navetta del parco, comodo bus con frequenza di circa 10 minuti, abbiamo raggiunto la testa del canyon al Temple of Sinawava, dove alte e lisce pareti rocciose chiudono il percorso e si ritorna sui propri passi.
La differenza con gli altri parchi è che in questo si cammina sul fondo costeggiando il fiume ed alzando gli occhi allo spettacolo, anziché cercare di indovinare dove è finito il fondo del canyon.
Certamente non ha il fascino degli altri già visitati.
Arriviamo a St. George e scopriamo che il nostro albergo è molto defilato, appena fuori da un grande centro commerciale e, se questo ci facilita i movimenti con l'auto, ci limita la conoscenza di un'importante città.
Per cena si va al RED LOBSTER, catena che conferma un buon livello di servizio, somministrazione e prezzi contenuti ( tilapia per me, spiedini di aragosta e gamberi per Gis a meno di 40€. )
In quanto all'albergo pensavamo potesse essere meglio, anche se per 85€. una suite non è certamente cara.
*** Ramada Inn St. George – km. 233



22 Maggio
   Dopo una buona colazione in una bella sala a fianco della piscina, lasciamo St. George per l'ultima tappa di questo indimenticabile viaggio ed orientandoci a naso capitiamo ad Overton ( Moapa Valley ) dove scopriamo un simpatico, piccolo museo, in cui sono raccolte testimonianze di vita risalenti a 11.500 anni or sono in una LOST CITY nel Mojave Desert.
Proseguiamo per strade perse in territori piatti e brulli o a cavallo di montagne di pietra rossa, fino a rivedere l'azzurro del Lake Mead ed arrivare a Boulder, la città dei costruttori della Glen Dam.
Nonostante il navigatore ci dica che siamo proprio arrivati, non riusciamo a scorgere un insegna che ci indichi il motel e fatichiamo un poco ad individuare, all'interno di una panetteria, pasticceria, vineria e quant'altro, l'accesso al Milo's Inn.
Ci fanno notare che siamo arrivati troppo presto a causa del cambio d'ora tra Utah e Nevada e mentre facciamo due passi intorno, scopriamo una cittadina molto ben curata, pulita, con bei giardini ed una serie di simpatiche statue in bronzo poste lungo i marciapiedi.
Quasi stupiti dal confronto tra l'arido territorio appena fuori città e tanta ricchezza di verde pubblico e privato, ritorniamo sui nostri passi per reclamare la camera temendo il peggio, ma ci troviamo in un ampio locale ben arredato con bella boiserie, fornito di ottima biancheria, con una vasca Jacuzzi matrimoniale ed accesso su un simpatico giardino con vasca e cascata d'acqua.
Riuscito il tentativo di driblare la sangria offertaci dal proprietario, entriamo in un locale con vaghe rimembranze greche, dove consumiamo un ottima cena.
****Milo's Inn at Boulder – km. 250



23 Maggio
   La colazione che ci viene servita al tavolo del bar consiste in due spettacolari yogurt greci con bellissime more fresche, bei croissants appena sfornati, the e caffè che ci aiutano a riprendere la strada verso Las Vegas.
Meno di un'ora dopo, il navigatore ci conduce all'ingresso del parcheggio dello Stratospere, la cui torre alta 1,149 piedi ( 350 m. ) è visitabile dal 103 al 112 piano, pagando un corrispettivo di 15€. a testa.
Affacciati al parapetto della terrazza panoramica, abbiamo Las Vegas ai nostri piedi.
Si riesce ad intuire il percorso della Strip fino al lontano Excalibur, mentre al piano sovrastante qualcuno rischia l'infarto quando ( a pagamento ) viene proiettato nel vuoto su una specie di slitta o frullato da un gigantesco braccio meccanico.
Ci spostiamo verso la fine del percorso della Strip ed a piedi iniziamo la scoperta dei grandi alberghi posti lungo questa incasinatissima strada.
Sfilano l'Excalibur, il NY–NY, l'MGM, il Montecarlo, il City Center, il Paris, il Bellagio, il Bally's, il Flamingo, il Caesar Palace, l'Harrahs, il The Venetian, il The Mirage, il The Palazzo e poi......ci arrendiamo!!!
Ci lasciamo attrarre da un paio di Casino ( al solo scopo di transitare all'interno dei grandi alberghi ) ma non riusciamo ad apprezzarne le bellezze.
Ritorniamo in fretta al caldo della via per riconsegnare l'auto al noleggiatore.
In qualche modo riusciamo a compiere questa complicata operazione ( non si trova la strada, la strada è chiusa, non si trova il garage, etc. ) e ritornare in albergo utilizzando uno shuttle collettivo che ci tiene per ultimi e ci porta a spasso per Las Vegas.
Spuntino economico e poi a dormire per smaltire i 10 km fatti a piedi.
** Hampton Inn Tropicana – km. 70



24 Maggio
   Ultimo giorno a disposizione.
Ci facciamo portare dalla navetta dell'hotel fino al Mandalay Bay, che sta proprio all'inizio della strip ed entriamo al Luxor ed all'Excalibur, che sono i primi di tutta la lunga fila.
All'MGM prendiamo la monorail che ci porta fino ad Harrahs e poi a piedi da un hotel all'altro, fino a quando, nei pressi del Venetian, decidiamo di entrare e sederci ad un tavolo per uno spuntino, davanti ad una simil-fontana in una notte stellata.
Una premurosa cameriera bionda si prodiga per mascherare l'enorme ritardo che sta accumulando la cucina nel seguire le ordinazioni, ma la sorpresa sarà quando ci viene rifiutata la carta di credito per mancanza di fondi : non resta che andare al vicino Casino e sperare che il bancomat sia in grado di farsi dare dollari.
L'operazione riesce e siamo liberi di tornare a girare per Las Vegas, fermandoci prima al Mirage, poi al Caesar Palace ed infine al Bellagio per lo spettacolo d'acqua delle fontane danzanti.
Rientriamo in albergo e ricomponiamo le valige con tutto quello che ci è servito nelle tre settimane di viaggio e con quello che abbiamo aggiunto per acquisti e souvenirs.
Cerchiamo di dormire un poco, prima che arrivo l'ora della partenza.
** Hampton Inn Tropicana



25 Maggio
   Inesorabile la sveglia suona alle 5,10.
Una Rapida colazione e poi a prendere le valigie per imbarcare sullo shuttle che dall'hotel ci porta in aeroporto, dove sbrigate velocemente le formalità di imbarco ( questa volta non siamo più impreparati all'utilizzo del self-service per l'imbarco dei bagagli ) ci apprestiamo all'attesa per l'imbarco che avviene puntuale alle 8.15
Alle 4.25 siamo a New York, da dove ripartiamo alle 6.10 per arrivare a Malpensa alle ore 8.25 del 26 Maggio
Il volo è stato molto tranquillo, molto noioso, molto lungo e noi molto stanchi.
Causa l'interminabile coda davanti alle casse per l'acquisto dei biglietti del Malpensa Expres, perdiamo il primo treno utile ed accumuliamo ritardo su ritardo.
Arriviamo a casa dopo mezzogiorno, pronti a recuperare tutto il sonno perso.

I numeri di questo viaggio

Florida : km. 1.575 percorsi in totale
Carburante €. 95
Parchi USA : km 2.713 percorsi in totale
Carburante €. 145


Spese comuni :
  • volo €. 1.549,10 + 3,00
  • assicurazioni 149,02
  • noleggi MIA 133,71 + 135,68
  • noleggi LAS 189,09 + 187,60 + 3,00
  • visti 21,63
  • spese carta credito 2.646,49 + 3,00 (hotel,ristoranti, attrazioni)
  • spese cassa comune 170,00
  • acquisto obiettivo foto 298,23
  • mia cassa 166,00
  • treno e taxi 112,00

                  5.185,32    +   278,00  +   298,23



Questo è stato davvero il viaggio aspettato per tutta una vita ed è servito ad insegnarci qualcosa :
  • che non bisogna fidarsi dell'American Airlines
  • che non tutte le strade portano a Roma
  • che ci si può fidare solo di se stessi
  • che il mondo è bello
  • che....
                                               



























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