lunedì 29 settembre 2014

Crociera ai Caraibi

I miei Caraibi

   Passeggiavamo distratti nel tratto di portici di Piazza Vittoria, quando all'altezza delle vetrine di “B. V.” notiamo l'offerta di una crociera “Costa” ai Caraibi con formula roulette ad un prezzo molto interessante.
Entriamo in Agenzia e ne usciamo più leggeri di circa 1.150 euro a testa, ma con i biglietti di quella che sarà la nostra crociera ai Caraibi con “COSTA MEDITERRANEA” tra Guadalupe, Isola Catalina, Curacao, Isola Margarita, Grenada e Santa Lucia.
Passiamo diversi giorni, chini sul p.c., cercando di individuare le spiagge più belle di ogni luogo che visiteremo e di fare un programma per sfruttare al meglio le poche ore in cui la nave resterà nei porti
La partenza è da Milano-Malpensa, raggiunta con il comodissimo treno Malpensa Express dalla Stazione Centrale e Lunedì 30 Gennaio lasciamo l'Italia in una gelida giornata.
Dopo un tranquillo volo, durato circa 12 ore, atterriamo in serata, a Guadalupe dove la temperatura è decisamente molto più calda ma umida. 
In brevissimo tempo i bus ci trasferiscono a bordo, dove ci viene assegnata una camera con balcone all'ottavo ponte.
La comodità della crociera comincia quando trovi i bagagli in camera, la tavola pronta ed un letto confortevole per combattere la stanchezza e il jet-lag.
Ci svegliamo in navigazione verso l'Isola Catalina, dove arriveremo il giorno dopo ( Mercoledì ) alle otto del mattino.
La vita di bordo in navigazione è noiosa, interrotta solo dai turni per il pranzo, da qualche incursione in piscina e dall'inevitabile esplorazione della nave, dal curiosare nei bar, nei locali del teatro, nella palestra, nel centro dello shopping.
Conosciamo gli altri ospiti al nostro tavolo, che fortunatamente sono persone squisite.
La cosa più noiosa in assoluto sono le serate di gala, quelle a tema ed i cocktail di benvenuto per ogni occasione ( troppe )

Mercoledì 01/02
La Costa Mediterranea arriva all'Isola Catalina di buon mattino ed ormeggia in baia.
Poco dopo arrivano le chiatte di servizio ed i battelli dedicati alle diverse escursioni e vengono calate a mare le scialuppe che ci porteranno alla spiaggia.
Seppure in altri momenti e con altra atmosfera, sembra di essere tornati allo sbarco in Normandia, ma, presto e bene, la ressa delle persone viene smaltita e ci troviamo su un lembo di spiagga attrezzata di circa 1 Km, dove un tempo incerto ci spinge ora a cercar riparo dalla pioggerella, ora a stenderci al sole o a cercare un poco d'ombra per evitare scottature.
La sorpresa sta nel fatto che ci sarà impedito dai vigilantes della Costa, che piantonano le possibili uscite dalla spiaggia, di spingerci sulla costa per raggiungere un centro di attività che si vede in lontananza  : chi tenta di raggiungerlo viene cortesemente rimandato indietro.
Pranzo self service sulla spiaggia con faticosa ricerca di un posto dove sedersi e cibo appena passabile.
Si rientra a bordo, un poco delusi, perchè avremmo potuto aggregarci alle escursioni in terra Dominicana invece di godere di quella dorata reclusione senza nessuna alternativa.


Giovedì 2/02
Nel primo pomeriggio si ormeggia a Willemstad ( isola di Curacao nelle Antille Olandesi ) e con gli amici di Milano decidiamo per un veloce tour dell'isola, fai-da-te.
Troviamo, nei pressi del ponte di barche Queen Emma, uno sgangherato mini bus giallo/verde con un conducente ciarlatano che ci promette, dopo un intensa trattativa e per una modesta cifra, il massimo delle meraviglie.
Aspettiamo che il mezzo si sia riempito di turisti e si parte attraversando il ponte Queen Jolanda da cui si gode un'eccellente vista sull'intera città e dopo circa una mezzora di strada visitiamo le grotte di Hato, non eccezionali ma con un biglietto d'ingresso di tutto rispetto.
Dopo altra strada si scende per una rapida occhiata alla solita spiaggiona caraibica con l'intenzione di accedere all'acquario, che troviamo in fase di chiusura e non visitabile, rischiando di essere lasciati a terra dallo sprovveduto autista, per un malinteso sul luogo dell'appuntamento.
Ritorniamo in tempo per vedere apertura e chiusura del ponte di barche che, a causa dell'intenso traffico navale, non osiamo attraversare per evitare di mancare il rientro a bordo, accontentandoci di vedere da lontano le caratteristiche case in stile coloniale olandese poste sull'altra riva.

Venerdì 3/02
Arriviamo alle 13 all'Isla Margarita ( Venezuela ).
Dopo aver cercato di contrattare inutilmente al ribasso il prezzo dell'escursione, iniziamo il giro dell'isola fino alla spiaggia di El Agua, dove, a causa del forte vento, della sabbia sollevata insieme a minuscole goccioline d'acqua, non riusciamo a stare in spiaggia più di una mezz'ora.
Il caso vuole che in spiaggia si trovi un tizio appena ritornato dall'Italia, dove era andato a cercare fortuna e con lui assapori un ottimo cocco frullato, nonostante il rischio di contrarre, non so quali malattie, per le condizioni igieniche in cui è stata preparata la bevanda.
Sulla via del ritorno passiamo per la capitale Asuncion e poi di corsa verso la nave con la consapevolezza di essere in ritardo per traffico congestionato sulle strade verso il porto.
Approfittiamo del tempo da trascorrere in bus per chiacchierare con la nostra accompagnatrice ( ex hostess di volo ) che ha girato il mondo in lungo ed il largo, per carpirle notizie sulla vita in quel luogo, che sembra essere, in realtà, meno felice di quello che normalmente lo descrivono.

Sabato 4/02
Arriviamo a St.Georges, isola di Grenada, al mattino presto, svegliati dalle vibrazioni dei motori e delle eliche, che faticano a far compiere una rotazione di 180° alla nave, per affiancarla al molo. 
In porto altre navi da crociera.
Sbarchiamo e ci dirigiamo a piedi, in una giornata limpida, leggermente ventosa e calda al punto giusto, alla spiaggia più bella che abbiamo visto fino a quel momento ed anche poi.
La sabbia bianca di Grand Anse ed un mare splendido incorniciano questo bellissimo tratto di costa, che percorriamo da cima a fondo per circa 2 km. prendendo una tremenda scottata, con esclusione di Gis che instancabile sale tutta l'altura che separa la baia da quella successiva, scoprendo  incantevoli calette.
Nel pomeriggio, dopo una serrata ed avvincente contrattazione in cui le parti non riescono a capirsi, un taxi ci accompagna all'interno per visitare le “ piccole cascate”, dove la cosa più bella che troviamo è un tizio con scimmietta che chiede un euro per scattare una foto.
Rientriamo in città, dove il tassista ci chiede un congruo conguaglio del suo compenso e noi tutti, facendo gli gnorri, ci dileguiamo prima che arrivino i rinforzi ed a piedi saliamo alla rocca fortificata da dove si gode uno spettacolare vista sulla città e sulla parte interna della baia.
A pomeriggio inoltrato passeggiamo instancabili per le stradine e le vie interne della città che, in un continuo saliscendi, ci riportano alla nave.

Domenica 5/02
Alle 8 del mattino di Domenica siamo ormeggiati a Castries, isola di Santa Lucia, dove all'uscita del centro commerciale contrattiamo un escursione in mini bus verso Soufriére ed i due “piton” .
Il percorso su strade quasi di montagna, tutte curve e tra una vegetazione fittissima, ci porge panorami con immagini spettacolari, ma è oltremodo stancante e dopo aver visitato i giardini botanici con annesse cascate, quando arriva il momento di entrare al sito vulcanico per visitarne le polle solforose, tutti decidono che è arrivato il momento del ritorno.
Noi, Giuseppe e Maria e due sposini napoletani decidiamo di scendere a Marigot Bay, che lo scrittore inglese J. Michener descrive come la baia più bella dei Caraibi.
Sulla bellezza della baia aveva ragione, ma oltre la spiaggetta con qualche palma ed acque splendide, null'altro, neppure la possibilità di andarcene.
Usiamo un microscopico traghetto, sul quale si paga solo il viaggio di ritorno, per attraversare il tratto di mare che ci porta alla zona degli alberghi e qui dobbiamo faticare per accordarci per un passaggio in barca ad altre spiagge vicine. Durante il tragitto decidiamo di rientrare precipitosamente a Castries per una improvvisa crisi di nervi della sposina, che probabilmente temeva di poter divenire ostaggio di chissà quale tipo di pirati.
Girovaghiamo per la cittadina tra i banchi di un mercato all'aperto, assistendo ad un incontro di box organizzato in piazza ed incontrando tipi locali veramente unici, dei quali mi risulta impossibile fare una descrizione, ma di cui conservo le immagini.
Ritorniamo alla nave attraverso il varco doganale lasciando il nostro obolo al consueto duty free.

Lunedì 6/02
E' quasi mezzogiorno quando la nave giunge nel porto di Pointe a Pitre all'isola di Guadalupe da dove eravamo partiti una settimana prima.
Il nostro volo di ritorno in Italia partirà alle 22 circa e per riempire questo tempo decidiamo di tentare l'ultima escursione per tentare di conoscere qualcosa del luogo che ci ospita.
Appena a terra, un folkloristico e colorato mercatino ci accoglie sul molo dove è ormeggiata la nave e scopriamo, dai prezzi, che questo è un pezzo di Francia.
Troviamo un autista ed un auto nuovissima, che per 120 euro ci porterà attraverso la città sino alla punta estrema della Grande Terre a la Pointe des Chateaux.
Ci fermiamo alla bianchissima spiaggia di Gosier e poi percorriamo circa 10 km fiancheggiando un spiaggia lunghissima che ci accompagnerà sino alla punta battuta dal Mar dei Caraibi e dall'oceano Atlantico, dove onde altissime levano bianche e spumeggianti onde ed una nebbiolina di finissime goccioline.
Appena dietro la spiaggia qualcuno vende indumenti, bibite e magnifiche conchiglie.
Per 10 euro ne acquistiamo una dalle bellissime sfumature rosa, che non arriverà mai in Italia perché ci sarà sequestrata in aeroporto in quanto considerata arma impropria.
Ci lasciamo anche tentare da un artigianalissimo frullato di cocco, preparato al momento con polpa, zucchero e ghiaccio, tanto buono da fare il bis.
Nel tentativo di effettuare un ultimo disperato acquisto,  Gis trova il modo di ferirsi ad una gamba urtando un grande sasso messo stupidamente a sostegno dell'ombrellone.
Rientriamo alla nave passando per strade interne dove la vegetazione è dominante avendo ampio sopravvento sulle scarse attività umane.
Le ultime ore le passiamo tra le strade adiacenti il porto nei coloratissimi negozi.


Martedì 7/02
Il rientro in Italia avviene felicemente, salvo una valigia distrutta che ci verrà sostituita da Alitalia.
Morale della favola :

in questo viaggio ho imparato che in Paradiso non vivono solo angeli, ma tantissimi poveri diavoli.




















Nessun commento:

Posta un commento